Oggi con le moderne tecnologie sembra cosi’ facile uscire dal guscio e farsi qualche pseudoamico, che l’era dei timidi sembra scomparsa.
Insomma sono milioni le persone che hanno un blog, che hanno messanger,che sono iscritti a Facebook, dunque non e’ poi cosi’ difficile cominciare a farsi prendere da questo “new system”, e dar libero sfogo alla propria creativita’ e simpatia.
Conoscere qualcuno può voler dire molte cose e non solo in termini di profondità e quantità della conoscenza. Si possono conoscere molte cose di una persona, ma a un grado superficiale di intimità o al contrario poche cose, pochi dettagli, ma molto personali e intimi come quello che accade fra perfetti estranei in una chat oppure ritrovare le proprie ex su Facebook.
Ma c’è un altro aspetto della conoscenza che può essere preso in considerazione in questo ragionamento ed è la reciprocità cioe’: io so di te tanto quanto tu sai di me, in termini di quantità di informazioni.
Sui social network si può sperimentare il caso di una totale asimmetria della conoscenza: una persona può sapere moltissimo di me senza che io sappia altrettanto di lei, fino all’estremo di non conoscerla affatto, perche’ dietro di essa si cela una persona fittizzia.
Questo dipende da quello si rende disponibile sulla propria vita, dall’intensità con cui l’altro si occupa del nostro profilo, di cio’ che scriviamo e vogliamo si sappia di noi.
Questo tipo di “relazioni” si definiscono parasociali e non sono esclusive dei social network. Anche un blogger può essere l’oggetto privilegiato dell’attenzione di tanti che rimangono ai suoi occhi totalmente ignoti. Ed è sempre sorprendente scoprire che qualcuno “ti conosce” in questo modo, che la tua “persona digitale” ti precede (e ti sostituisce) nello spazio psichico di altri individui di cui non sai neppure, talvolta, il nome.
Si può affermare che questi sconosciuti ci conoscono, sanno di noi quello che noi abbiamo messo in piazza, le nostre paure, i nostri desideri, le nostre conquiste.
La privacy è un concetto da rivedere completamente ai tempi di Facebook perché la si puo’ perdere del tutto, se ci si lascia trasportare troppo dalla foga di rendere partecipi gli altri di cio’ che ci succede; va trovato un nuovo e inedito compromesso fra quello che si vuole e si puo’ rendere noto e le necessità intrinseche della partecipazione al network.
Un profilo completamente privato equivale alla non partecipazione, il disinteresse all’aggiornamento della propria pagina si traduce in un oblio all’interno del sistema e a un progressivo allontanamento delle persone perche’ non si interessano piu’ a noi, perche’ non trovano piu’ stimolante il nostro profilo.
Una partecipazione sciatta e svogliata non solo esclude, ma restituisce un’immagine non desiderabile di sé, elemento sgradito in un mondo dove la tua persona digitale sei tu e tu sei la tua persona digitale, in un mondo in cui conta mettere la foto piu’ bella,le notizie piu’ interessnti.
Anche un profilo senza foto dà noia, perché viola le regole dell’iper-presenza, così come dà una cattiva impressione un profilo povero di contenuti.
Se non ci sei, o non ci sei al meglio, non esisti per un social network.
E’ una cosa simile alla delusione che proviamo quando non troviamo qualcosa o qualche personaggio su google. Se non c’è, è come se non avesse fatto niente di buono o veramente degno nella sua vita!
Difendere la propria privacy si può, anche senza uscire dal network, permettendo la visione del proprio profilo solo agli amici e scegliendosi questi amici con criterio.
Ma anche qui, che significa “amico” su Facebook? Tutto e’ il contrario di tutto.
Queste sono le regole ferree che impongono coloro che si definiscono contagiati dalla facebookmania.
Non accettare una richiesta di amicizia anche se non conosciamo quella persona viola la regola implicita della societa’ e si carica di significati di rifiuto quasi incomprensibili: “perché non vuole essere mio “amico”? Se “amico” sul network significa che ci siamo incontrati tre anni fa al mare, perché non posso essere suo “amico”? Se leggo il suo blog e lo stimo posso ben essere suo “amico”, perche’ mi rifiuta, forse non mi ritiene all’altezza di essere tale?
E dunque a nulla vale l’obiezione della frase che verrebbe in mente e tutti di dire: “io non ti conosco”.
Ai tempi delle relazioni parasociali , ai tempi di internet la risposta è che e’ sufficiente che mi conosci tu!